
Alla parte occidentale dell'isola d'Ischia, quel paese bagnato
dal mare per tutta la sinuosa estensione; circondato da pianure
verdeggianti; spalleggiato dal monte che si asside su i colli
nella positura più voluttuosa e comoda, fiancheggiato da due
correnti vulcaniche, l'una a settentrione, l'altro a mezzogiorno;
quel paese si chiama Forio.
Confina a levante e mezzogiorno col Comune di Serrara-Fontana; a
meridione con quello di Casamicciola, a settentrione con quello
del Lacco, ad occidente col mare.
Le strade principali che mettono questo Comune in comunicazione
colgono altri limitrofi sono tre: quella di Cavallara a nord che
conclude a Lacco-Ameno, quella del Fango a nord-est per la mezza
costa mette in comunicazione questo Comune con Casamicciola;
quella a Sud che mena al Villaggio di Panza, e prosegue al comune
di Serrara Fontana per ripide salite.
Belli, ameni, sono i suoi seni, i suoi promontori, i suoi
ponticelli, e che noi descriveremo in seguito a questi dettagli.
Forio fu chiamato dal Jasolino Fiorio esprimendosi così: "detto
da altri Forino, ma da noi Fiorio poiché dopo la distruzione di
molte ville e castelli questo fiorì, essendo il maggiore degli
altri in tutta l'isola, ben munito con dodici torri, con
artiglierie, e con molta gente di volare, bello di sito
abbondantissimo di vino, e di frutti eccellenti"
E De Siano soggiunse anch'esso il nome di Forio etc., in italiano
ferace, fertile: denominazione data a questo luogo, perché a
differenza degli altri luoghi dell'isola più fertile, per essere
il territorio più esteso nel piano con delle basse collinette; e
perciò più atto alla coltura e più fertile. Di ciò non si può
dubitare, essendo anche tale sino al presente (1798); per questo
motivo detta Terra sembra una città che contiene la più
numerosa popolazione dell'isola, moltiplicandosi quella nei
luoghi fertili per maggior concorso degli abitanti, la
popolazione è ben situata tutta unita sopra una lingua di terra
ecc.
Nel Comune di Forio comprende: 1 il centro principale del paese.
2 Il suborgo di Monterone. 3 Le case sparse. 4 Il villaggio di
Panza.
In questo assieme di Città, di borghi, di campagne, di ville, il
punto più culminante, da cui comincia il raggio di confinazione
del Comune di Forio; chiamato il Fasano ad est, al di sotto del
vertice dell'Epomeo: dalla parte destra e settentrionale, il
punto più basso, la Cala di S. Montano, da cui procedente verso
occidente si prolunga sulle correnti di Zaro o Caruso. Dalla
parte di mezzogiorno il punto di demarcazione fra i confini è
detto la Croce di Cola Jacono antico agricoltore o valle di
Socchivo.
Le prime colonie greche abitarono ancora Forio; secondo l'opinione
del De Siano.
Queste prime colonie greche, che si stabilirono su questa pianura,
furono le doriche, cioè le Siracuse, rimaste in quest'isola
sotto gl'ordini di Pacio Nimpsio e di Maio Pacillo, dopo la
disfatta de'terreni.
Una tale opinione fu registrata dal d'Aloysio, e ripetuta dall'Anonimo
Oltramontano.
Dalle falde del promontorio Imperatore alla valle di S. Montano,
era una pianura fertile e ridente: i Siracusani si allettarono di
quel sito, e mentre sull'incantevole spiaggia sottoposto all'Imperatore
erigeva il loro tempio a -Venere Citerea- la cui statua in marmo
bianco fu scoperta verso il 1792, e vandalicamente distrutta.
Dall'opposta parte, sul vertice del promontorio di Vico vi fu la
muraglia di quella fortezza che doveva guardare la città
sottoposta ad occidente e dominare la necropoli già esistente
nella sottoposta valle, accanto al mare, all'ingresso della città,
sulla strada maestra, com'era costume fra greci, e quindi fra
romani di stabilire i loro cimiteri.
L'eruzione del Caccavelli scacciò questa colonia; la stessa
seppellì la città sotto le lave di Zaro e Marecoco.
Gli elementi si ammansirono, ed accorsero i Partenopei, indi i
Romani.
I monumenti scoperti, i vasi dissotterrati, le voci latine
intromesse nel dialetto dorico, ci comprovano che i partenopei e
romani vi si accasarono.
Sopravennero i siciliani, ai tempi di Giulio Cesare, e vantando
diritti di proprietà sui terreni occupati dai napoletani, come
aventi-causa dagli espulsi Siracusani, ne reclamarono il rilascio.
Giulio Cesare fece diritto al loro reclamo, e quindi i Siciliani
occuparono questa contrada.
A tal proposito riportiamo le parole del d'Aloysio. Forio ebbe
origini dai siciliani, i quali trovando un clima al genio loro
confacente, ivi si fermarono e moltiplicarono, e l'appellarono
Forio.
Irruppero i barbari, queste pianure furono devastate, i
superstiti si ricoverarono sui monti e sulle colline.
Coi Normanni e coi Svevi rimase l'isola immiserita, e ci
non pertanto i Soriani erigevano chiese, e si moltiplicarono,
fornendo prova di costanza e valore indominabile.
Succedette la dinastia Angioina, la Sicilia si commoveva al
Vespro, ed i figli de'Siciliani tumultuavano anch'essi, gridando
per queste pianure: fuori i Francesi.
La fertilità del luogo piacque ai nuovi usurpatori, e mentre i
soldatati di Carlo II devastavano questi campi, gli antichi
coloni non si allontanano, con l'eruzione del 1301.
Ma ritornano nel 1305 e soddisfacendo voti, per non essere stati
danneggiati nella proprietà e nella persona, dal fuoco dell'eruzione
del Cremato, costruiscono chiese e cappelle a S. Antonio Abate.
Gli Spagnoli sopravvengono con gli Aragonesi, e Catalani, e
Siciliani corrono a dissodare od occupare questi vigneti e quindi
Lopez, i Galiz, i Jonchez si piantano qui e con loro i Corsi da
Corsica, e poi altri da Malta, che prendono pure il casato dal
luogo natio e diconsi i maltesi, altri da Matera in Puglia, e
prendono il cognome di Mattera, o Matarese, altri da Sorrento, da
Amalfi, dalla Toscana, e sono i Sorrentino, gli Amalfitano, i
Fiorentino, costoro col loro casato danno nome ai primi vichi
detti anche oggi Casa Jonchese, Casa Corso, Casa Calise, Casa
Mattera, Casa Maltese, Casa Fiorentino.